Rosa+Croce

Ex Deo nascimur
In Iesu morimur
Per Spiritum Sanctum reviviscimus

         

SUI SENTIERI DELLA ROSA+CROCE

Il Real Ordine A.L.A.M. (A.D. 926), come ogni lignaggio muratorio tradizionale, si richiama alla Rosa+Croce, che è fonte inesauribile di ispirazione. Ma poiché sulla Rosa+Croce si è detto di tutto e in suo nome si sono fondati movimenti che poco o nulla avevano a che vedere con la purissima filosofia cristiana propria di tale orientamento dello Spirito, è bene chiarire che il Real Ordine:

a)  dispone di una guida metodologica salda ed ampia nelle esplorazioni del Mastro Generale, A. C. Ambesi, su tale argomento, gli esiti delle quali sono parzialmente raccolti nei volumi I Rosacroce e L’enigma dei Rosacroce.

b) dispone di un testo primario, Il Libro del Giglio e della Rosa, ricevuto nell’A. D. 1980 per  grazia del’Eterno.

 “alla confluenza dei due mari, entrai nell’acqua come una carcassa orante. Una coccinella mi si posò sua una spalla quando ero ormai lontano dalla riva, ma ricordando come “gli ultimi saranno i primi” (Mt. 20, 16) non mi immersi bensì tornai verso l’asciutto curandomi che onde o spruzzi non la rapissero. Mi sedetti sulla sabbia, lei si asciugò le ali, restò lì un po’ e poi volò via. Rimasi dove ero, percependo un imminente segno. Fu come se gli angeli del Sole, della Terra, delle Acque del Vento e del Patto aleggiassero intorno alla berakhah  di Dio profusa al nostro pianeta e a tutti i mondi, e per un attimo eterno Volto e Voce si rivelassero e la sabbia il mare l’aria si fondessero in una primordiale alleanza di vita, come se ogni realtà densa si mutasse in pura, cristallina celestialità senza perdere nulla – anzi, accrescendosi – in consistenza e identità, e l’azzurro, il verde e l’ocra venassero l’anima di paradiso. Così scese il Libro . Era la Rosa che fioriva col Giglio dalla Croce, rosa di Sharon, giglio delle valli (Cc, 2:1). Dai quattro punti cardinali crocefissi convergeva linfa al Centro”. 

*                         *                            *

                                      LE STAGIONI DEL “ROSACROCIANESIMO”

E’ risaputo: le origini della confraternita della Rosa+Coce possono considerarsi controverse e piuttosto controvertibili le sue vicende storiche più antiche, pur ricche di fascino. Altrettanto intrise di luci e ombre le successioni del rosacrocianesimo moderno e postmoderno, ma – forse- non meno prive di segreti giardini. Sempre che si sappiano disserrare determinati cancelli, talvolta reali, altre volte in situati in mondi immaginari o su piani analogici. Perché queste asserzioni d’esordio? Perché vorrei richiamare l’attenzione di chi legge non soltanto su quelle cronache che, di solito, si definiscono, con soverchia approssimazione, come “storia dell’esoterismo”. Comincerò perciò con il sottolineare che il preludio alla primavera del neo-rosacrocianesimo è individuabile in una terna di elementi in apparenza disparati, ma concorrenti a stabilire fondamenta e sfaccettature di una sapienza che, volendolo, sarebbe ulteriormente ampliabile e approfondibile, a determinate condizioni filosofiche.

Prima operazione da compiere: apprendere, tramite la riflessione e l’ esperienza, che la statuaria pagana di alcne ville  settecentesche, indica e scandisce un cammino, che sopravvanza la regale “via alchemica di mezzo”, indicando e scandendo un ritmo evolutivo interiore che anticipa, per l’appunto, taluni degli esiti romantici e simbolistici del più recente rosacrocianesimo. La Villa Garzadori da Schio a Costolzza di Longare (nel Veneto), per esempio, offre  lungo la scalina d’ingresso  e nell’interno della costruzione più elevata e più piccola, ricavata dalla roccia, un susseguirsi di figurazioni, di grande valore sapienziale, probabilmente pari quello che può rintracciarsi nel contesto dell’apparato della Rocca di Soragna, in provincia di Parma, e di certo superiore alla statuaria del Sacro Bosco di Bomarzo, poiché sempre allusiva -hermetica- e non mai spettacolare. Secondo elemento, preludiante alle espressioni riconoscibili sotto il segno della Rosa+Croce: la poetica del sublime coltivata concordomente  dagli artisti  neoclassici e dagli artisti romantici, di là dalle polemiche esteriori, quando i primi fossero veramente realmente fedeli al Mito e i secondi attenti ad accogliere dalla Natura e dalla sognata Età Medievale quelli che erano gli appelli dell’Invisibile. O qualcuno vorrebbe sostenere, a titolo di contradditorio,  che il quadro Il sogno di Ossian  di Jacques-Louis David (1748-1825) non è altrettanto “romantico” quanto La notte di Philipp Otto Runge (1777-1810) e che l’intera produzione pittorica di questi, per converso, non è fondata sulla purezza del segno, sulla fedeltà al disegno, quale componente essenziale di ogni composizione pittorica?

Terza componente da prendere in considerazione, per tentare di comprendere entro quali orizzonti ebbe a formarsi la fenomenologia  neo-rosacrociana: i lampi onirici “superiori” che illuminarono taluni scienziati o pensatori votati a dare un rilevante contributo alla storia delle scienze e della filosofia, ancorché spesso posti in ombra dal conformismo cattedrattico dei nostri giorni. Mi riferisco, in primo luogo, al naturalista inglese Alfred Russel Wallace (1823-1913), anticipatore di Darwin nel proporre la tesi di una selezione naturale nel processo evolutivo delle specie, ma assertore convinto, altresì, che il mondo della vita presuponesse l’azione  un principio creatore, di uno spirito ordinatore e di uno scopo finale che avrebbe dovuto permettere all’entità Uomo a un’ulteriore e superiore evoluzione. Una visione, codesta, senza dubbio discutibile e forse soverchiamente ottimista, ma che dovrebbe comunque riguardarsi a somiglianza di  una prefigurazione, tanto dell’ élan vital  che Henri Bergson (1859-1941) porrà a fondamento della nascita e sviluppo del Cosmo quanto della spirale evolutiva (dei Cieli e soprattutto dell’Uomo) verso quel trascendente “Punto Omega” che il teologo e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin (1881- 1955) vorrà identificare come il Cristo-Universale, incorporante entro la propria natura la coscienza ultima dell’Umanità.

A parte, completamente a parte il discorso che da svolgersi a proposito di Gotthilf Heinrich von Schubert (1780-1860), naturalista e filosofo tedesco semisconosciuto, ma che seppe rifondare e riplasmare lo spiritualismo sentimentale  di Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803) in un più coerente sistema che riconosceva nell’Uomo un “angelo decaduto” e nella sua anima il punto d’incontro e scontro fra materia e spirito, fra Luce e Tenebre, ma attribuendo anche al lato notturno delle scienze naturali la dimensione entro la quale avrebbe potuto inserirsi una ricerca per la ricomposizione dell’ avccordo fra  la psiche umana e la Natura. Superfluo chiedersi – giacché la risposta sarebbe troppo amara- il perché le cerchie martiniste a lui coeve e gli Ordini che oggi si fregiano di tale qualifica non abbiano mai percepito l’intrinseca superiorità intellettiva Schubert e la necessità di rifarsi ai suoi studi. Oltre tutto, si sarebbe così evitato –verosimilmente- che quel pasticcione di Papus (1865-1916) intervenisse con intenti “occultistici” entro una metodologia speculativa e operativa che richiedeva, invece, e che richiederebbe tuttora, scienza e rigore, lungo le linee di congiunzione della biologia con la psicologia del profondo, e delle arti con le discipline fisico-matematiche, in specie quando proiettate oltre i confini della più ristretta ortodossia accademica.

 Il neo-rosacrocianesimo

Ho voluto indicare prospezioni o anticipate consonanze di solito ignorate o sottaciute a metà, piuttosto che rifarmi all’esplicito fluire delle invenzioni, ora di Tenebre ora di Luce, di Henry Fussli (1741-1825) e di Willam Blake ( 1757-1827) e all’allegorismo, più o meno graalico, di pittori come  Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)  e l’incantatore sir Edward C. Burne-Jones (1833-1898). Sarebbe stato facile, troppo facile, tenuto conto che i nomi di questi artisti “visionari” sono ben noti a quanti si occupano con serietà delle espressioni dell’esoterismo (una documentazione indicativa si trova in: I misteri di Hera- “ Arte e Alchimia”, agosto-settembre 2007, a cura di Giovanni Francesco Carpeoro), ma non è detto, d’altro canto, che non si possa inntravedere qualcosa di “nuovo”, riguardando pure la cronistoria più palese delle organizzazoni che hanno voluto richiamarsi, a vario titolo, alla simbologia della Rosa+Croce.  Per tornare, infine, a rilievi od  osservazioni di conio infrequente.

Comincerò peranto la mia rievocazione con il rammentare che la nascita del rosacrocianesimo moderno può farsi risalire a partire da due date pressoché contigue: 1764 e 1775. E’ infatti in coincidenza con la prima delle date citate che si ha notizia della costituzione, o unificazione, a Praga, di un insieme di circoli rosacrociani dalla denominzione fluttuante ( “ Cenacoli” o “ Cerchie della Rosa+Croce”) ordinato su due soli gradi e destinato a una decennalee aristocratica disseminazione in tutta l’Europa centrale, tanto da contare fra gli adepti il sovrano di Polonia, Stanislao II (1732-1768), protettore delle arti e delle cultura e fiero nemico della Russia. Stando a quanto si è tramandato di tale organismo facevano altresì parte ( con quali proporzioni?), sia autorevoli esponenti dell’Ordine Benedettino sia alcuni alti gradi Massoneria cavalleresca. A fondamento della sua dottrina si trovavano le ricerche di stampo alchemico, nel primo grado, e le pratiche teurgiche nel secondo. Dato di fatto quanto meno inspiegabile:  subito dopo il 1786 questi interessanti “ Cenacoli della Rosa+Croce” sembrano all’improvviso svanire nel nulla, lasciando un’esigua documentazione della propria operatività ….. a meno che non siano rintracciabili, ancora oggi, ignorati documenti  fra le carte delle biblioteche di qualche settecentesco castello, o  tedesco o polacco.

Analogo e dissimile, a un tempo, il discorso da farsi a proposito dell’ Ordine Rosa Croce d’Oro, secondo l’antico sistema. Analogo, innanzi tutto sotto il profilo cronologico, perché, pure in questo caso, l’organizzazione ebbe una feconda, ma breve vita ufficiale ( poco più di un decennio), in secondo luogo, in quanto ebbe anch’essa, entro il tessuto istituzionale,  una saliente impronta aristocratica, contando, fra l’altro, su un’adesione e una protezione principesca,da parte di colui che sarà  Federico Guglielmo II ( 1744 -1783), re di Prussia. Fino a qui i concomitanti dati esteriori, a integrazione e a contraddizione dei quali si può rilevare che l’Ordine della Rosa Croce d’Oro, secondo l’antico sistema ebbe, per converso, bastante forza da influenzare in modo diretto, con le proprie dottrine, due geniali e proteiformi scrittori, quali Johann Gottfried von Herder ( 1744-1803) e Johann Wolfang Goethe (1749 – 1822). Herder a partire dagli anni ottanta e in specie nei contenuti dell’incompiuto trattatto Idee sulla filosofia della storia dell’umanità (1784-1791). Opera che presenta una sorta di prefigurazione delle teorie evoluzionistiche di là da venire, ma inglobandovi un concetto di metamorfosi delle forme organiche e inorganiche che si accompagnava all’idea della fissità delle specie; concezione che potrebbe oggi riformularsi, con ampi correttivi, qualora si riconoscesse che, entro i mutamenti delle specie, coesistono e s’intrecciano i temi dell’iterazione, della ricapitolazione e della metamorfosi, sia come concomitanti principi causali sia quali “informazioni”, su diversi livelli, di natura invece conflittuale.

In Goethe, invece, il diretto influsso del nascente neorosacrocianesimo si manifestò, piuttosto, e si espresse nell’alveo più propriamente allegorico e poematico Segnatamente nel racconto Il serpente verde, nell’incompiuto poema de I Misteri. In larga parte del romanzo autobiografico Gli anni di noviziato di Wilhelm Meister (1785) e nell’articolazione generale del Faust ( ma in particolare nei due “ Prologhi” e nella parte seconda della tragedia). E come in una precedente circostanza, vorrei qui rilevare che se la miopia  intellettuale non fosse una caratteristica ricorrente di tante società esoteriche di oggi, almeno la “ Notte di Valpurga classica” dovrebbe essere al centro della ritualità e delle meditazioni di certe “ Camere superiori”. Ma transeat. In questo contesto è più coerente rammentare che i fondatori dell’Ordine della Rosa+Croce, secondo l’antico sistema erano stati il pastore luterano Jean Christoph Wöllner e l’ex alto ufficiale sassone  von Bischoffswerder, ambedue membri dell’obbedienza massonico-templare della “Stretta Osservanza”, come – del resto – lo stesso Goethe. Ascendenze  e legami che consentono d’intuire che, di là da certe peculiari “distinzioni”, le autentiche società esoteriche coltivaronono quasi da subito il costume d’avere propri plenipotenziari, o emissari, disseminati qua e là. Ora in veste ufficiale o ufficiosa, ora col mantello di Superiori veramente  sconosciuti.

Seguirono decenni di silenzio: il che non significa che quell’occultamento, pressoché completo, significasse autentico letargo. Altrimenti la qualifica di Rosa+ Croce non sarebbe divenuta, nel frattempo, il grado centrale o conclusivo di una buona parte dei Riti massonici. Quindi la graduale reviviscenza  e con manifestazioni d’arte, di letteratura e musica, collegate o meno con specifiche organizzazioni. A dare il segno della rifioritura furono due scrittori: il francese e  “spiritista” Victor Hugo ( 1802-1885) con la solenne e intricata raccolta poetica de  Le contemplazioni (1856) e – fatto singolare- con una serie di piccoli acquerelli  di soggetto notturno, e il  patrizio inglese Edward G. Bulwer-Lyton (1803-1873) – l’autore de Gli ultimi giorni di Pompei– tramite gli inquietanti romanzi Zanoni (1842) e La razza a venire (1873). Ma a proposito di Zanoni mi sia permesso di fare una basilare osservazione: è in quest’opera che viene per la prima volta evocato e ritratto il Custode della soglia ( o del “ limitare”), larvale personaggio che condenserebbe in sé le paure e i desideri più oscuri di ogni uomo e che si opporrebbe con l’ossessione all’iniziando ai misteri rosacrociani, quando non fosse sufficientemente purificato. Orbene, sia ricordato una buona volta per tutte: codesta figura è soltanto un’azzeccata trovata narrativa del romanziere inglese e assente in tutta l’anteriore letteratura della  Rosa+Croce.

Non per nulla, lo stesso Bulwer-Lytton, divenuto primo “imperator” della Societas Rosicruciana in Anglia, costituitasi intorno alla metà del secolo, sarà alquanto cauto nell’attribuire una consistenza rituale a siffatto fantasma letterario, così come è parimenti noto, stando a quanto è dato di sapere,  che in tale organizzazione  erano vivi gl’interessi per la farmaceutica alchemica e per le antiche dottrine ermetiche. Da ricordarsi, altresì,  che al fianco del creatore di Zanoni non tardarono a distinguersi il bibliofilo e filologo, per diletto,  Wynn Westcott, coroner della magistratura inglese,  il medico William R. Woodman e lo scrittore S.L. Mac Gregor Mathers, destinato a lasciare una nitida orma nella storia della cultura anglosassone “decadente”. Perché ho fatto tale terna di nomi? Per un motivo semplicissimo. Perché si deve ad essi la formazione, nel 1888, dell’Order of the Golden Dawn in the outer (“Ordine Esterno dell’Alba dorata”) sulla base di una autorizzazione proveniente dalla Baviera sanzionato per iscritto da una persona  (Anna Sprengler), presumibilmente erede o testimone di qualche filone sapienziale derivato dalla Rosa+Croce d’Oro, secondo l’antico sistema. La complessa  e controvertibile  “historia”, dottrinaria e istituzionale, della Golden Dawn e delle sue derivazioni esula tuttavia dell’orizzonte neorosascrociano, strettamentee inteso, per quanto il primo grado della sua “ Seconda classe” – l’ Adeptus minor-  inglobasse più di riferimento alla glorificazione della Croce entro e di là da un alveo confessionale. Confido pertanto di poter affrontare tale argomento in una prossima occasione e mi limito qui a sottolineare che brandelli della Società Rosicruciana in Anglia e analoghe sopravvivenze della Golden Dawn sopravvivono, sotto denominazioni di poco diverse, tanto in Gran Bretagna, quanto in  talune aree dell’Europa settentrionale.

Verso un epilogo…… senza conclusioni 

 Ragioni di spazio, in questa sede, mi impediscono di discorrere con avvedutezza del neo-rosacrocianesimo dell’Ottocento e dei primi del Novecento: per farlo, occorrerebbe anche addentrarsi entro la foresta e i giardini delle ideazioni simboliste, in tutte le rispettive espressioni e ramificazioni. Difatti, piaccia o non piaccia a certi cultori formalisti della storia dell’arte o ai membri di taluni gruppuscoli di occultisti, il filone principale della fenomenologia simbolista, incluse le prime e più significative esperienze delle avanguardie dello scorso secolo, nacque, crebbe e fiorì grazie a precisi riferimenti dettati da rinnovate idealità della Rosa+Croce. Basti rammentare, da un lato, la devozione costante verso il Parsifal di Richard Wagner (1813-1883) da parte del poeta Stéphan Mallarmé (1842-1898) e, dall’altro, il traslato influsso iranico-buddhista esercitato da quella “sacra festa scenica” nella formazione delle idealità graaliche della Rosa+ Croce Cabalistica,nel 1888,e del Rosae Crucis Ordo, in specie, a partire dal 1890.

Due parole di spiegazione. Il primo degli Ordini citati, sorto per combattere la superstizione  occultistica e per trovare nella metodologia qabbalistica un’adeguata “strumentazione” per le proprie ricerche, nel breve volgere di un biennio finì per divenire una sorta di università privata dell’Ordine Martinista, nel mentre il suo fondatore, l’intellettuale italo-francese Stanislao de Guaita (1861-1897), colpito da una grave malattia nervosa, cercava purtroppo rimedio al male affidandosi agli stupefacenti. Reagì alla situazione Joseph Péladan (1859-1918), in quanto co-fondatore dell’istituzione ed erede di una tradizione sapienziale di lignaggio familiare: reazione che si concreterà nella nascita, per l’appunto, del Rosae Crucis Ordo e con il duplice intento di conciliare l’Alta Magia con il Cattolicesimo (sic!) e di promuove un rinnovamento delle arti sotto il segno di un’aristocratica ispirazione, nella scelta dei soggetti, per lo più religiosi o mitologici, in trasparente polemica con la poetica del “quotidiano” degli impressionisti. Superfluo aggiungere che il fallimento del primo dei suddetti intenti fu fulmineo, laddove fu invece piuttosto pronta ed entusiasta  la risposta di quegli artisti che non avevano dimenticato la lezione che la scienza accademica assegnava all’arte del disegno. Così non stupisce che i “ Salons de la Rose+Croix”, le grandi mostre organizzate da Péladan per indurre pubblico e critica ad accostarsi ai Portali del Mistero, vedessero la presenza dello scultore Emile A. Bourdelle (1861-1929) e dei pittori  Fernard Khnopff (1858-1921), Felix Valloton (1865-1925), oltre che del giovane Georges Roualt (1871-1958), nel mentre nel parallelo impegno musicale si ripresentavano le più celebri pagine wagneriane e si valorizavano le composizioni di un Cèsar Franck (1822-1890), di Vincent d’Indy (1851-1931) e  dell’estroso Erik Satie (1866-1925). Peccato che le interperanze divistiche dell’uomo Péladan finissero per alienargli le simpatie dei più e che la vasta sua opera di saggista, letterato e drammaturgoabbia troppo risentito del clima “decadente” della Francia a lui contemporanea.

E oggi? Oggi ci si potrebbe assumere il compito di rivedere criticamente quanto vi è di rivalutabile nella sua produzione, anche tenendo conto che a Bruxelles  – stando ai si dice- opera tuttora un ristretto cenacolo di cultori del pensiero peladaniano: Per quanto concerne, infine, il ben noto Lectorium Rosicrucianum è doveroso ricordare che i suoi vertici rivendicano da sempre una discendenza, non soltanto ideale, dalla settecentesca Rosa+Croce d’Oro e che la dottrina che è alla base di tale organismo si richiama al discusso binomio Graal- Catarismo, nonché ad una posizione sovraconfessionale, nell’alveo cristiano, tuttavia aspramente polemica nei confronti di tutte le chiese “ufficiali”. Troppo e troppo poco, a un tempo, per poter asserire (o negare) che la cerca della “ Santa parola” appaia perseguibile quando si riesca a inserirsi entro codesto orizzonte spirituale.

Ad ogni uomo, ripeto spesso e volentieri, è dato di percorrere un solo labirinto, e solo quello, ma, oltre tutto,   non è detto, nel caso qui in esame, che non vi siano altri, anteriori itinerari “dedalei” che ancora attendono di essere riscoperti. A cominciare dalla Hypnerotomachia Poliphili (“Sogno della battaglia d’amore di Polifilo): il testo del 1499 che verosimilmente fu il primo, autentico manifesto della saggezza Rosa+Croce. In proposito, si consultino i miei volumi: I Rosacroce (Armenia Editore, Milano 1975, II ed. 1982) e L’Enigma dei Rosacroce (Mediterranee, Roma 1990).

Alberto Cesare Ambesi, MGA

 

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IL MESE DELLE ROSE E LA BEATA VERGINE MARIA

Il nome “maggio” proviene da Maia, dea romana dei cicli agricoli e della fertilità. Consequenziale, dunque, che con la sublimazione del “femminino” indotta dalla teofania nella Vergine Maria, il mese passasse nella sfera temporale a lei consacrata. Mary Bryzht, la “rifulgente Maria” invocata nel medievale Poema Regius, è stata di nuovo intronizzata nella disciplina spirituale dei Liberi Muratori di tradizione, e non è senza rilievo il fatto che ciò sia accaduto a Reggio Emilia: fu qui, nella Loggia-Madre Intelletto e Amore, che negli anni ’90 si procedette alla stesura, alla lettura e alla riflessione delle Sette Lodi Massoniche alla Beata Vergine Maria. Nello spirito universale dell’Ordine, quei testi sono preceduti da una introduzione nella quale si rintracciano e si marcano le linee ierografiche che collegano l’essenza di Maria alle entità divine femminili di altre tradizioni, segnatamente ad Armaiti, Daena e Anahita nel Mazdeismo. Lavorando sotto gli auspici dell’Ordo Albae Rosae et Aureae Crucis, nella Loggia-Madre “Intelletto e Amore” si visualizzò lo sbocciare della Rosa Mystica al centro della Croce Cosmica e, specularmente, come in un divino ritmo di espirazione-inspirazione, l’irradiarsi della Croce (nella modalità cantata dagli Atti di Andrea) dal centro della bianca Rosa. Le Sette Lodi Massoniche alla Beata Vergine Maria – che costituiscono uno svolgimento della visione della divina Madre come spazio e protezione dell’edificazione spirituale, faro di bellezza (dunque, vettore estetico) dell’Arte e modello del Real Arco nelle sue valenze morali ed escatologiche – restano un punto focale della restaurazione di una Massoneria tradizionale.

Ad Maiorem Dei Gloriam

Michele Moramarco, MCA

                                                                                                                              ROSICRUCIAN RESURGENCES IN CONTEMPORARY ITALIAN FREEMASONRY

Among the “repairers” of Italian Freemasonry, after two decades of Fascist persecution and the tragedy of World War II (with its terrible civil war appendix), was one local leader of the “neo-rosicrucian” California-based “Ancient Mystical Order Rosae Crucis”, Dunstano Cancellieri, who was also Sovereign Grand Commander of one A.A.S.R. Supreme Council, out of the myriad which flourished in the mid-40s [1]. But it’s not in this biographical coincidence that we may detect the Rosicrucian presence in contemporary Italian Masonry, for two reasons at least: a) AMORC never revealed any meaningful connections – neither doctrinal nor in its “ethos” – with true Rosicrucian traditions, being rather a modern occultist “pastiche”; b) Cancellieri conducted his neo-rosicrucian activities quite discreetly, without much proselytizing, and their visible effects on mainstream FM were scanty.

Another group of people, with whom Cancellieri cooperated for a while, were to embody the R+C lineage in those Italian days.

On December 14th 1945, the Gnostic Church of Italy [2] was founded by a handful of Masons (among whom, quite curiously, two chemists, the historian of Chemistry Gino Testi and the future Grand Master [1961-1970] of the Grand Orient of Italy, Giordano Gamberini [3]). In their small but culturally rich magazine, “Acta Gnostica” published in Ravenna and edited by Gamberini, a truly Rosicrucian atmosphere could be easily detected.

This was mainly due to Carlo Gentile (1920-1984), a Philosophy teacher in State schools, who wrote in “Acta Gnostica” on topics like universal prayeralchemy as transmutation of the soul,“pneumatic” (from the Greek πνεύμα, breath, spirit) Christianity. Gentile was keen on the great, underrated Old Catholic thinker and Freemason Ugo Janni (1865-1938), who had joined the ranks of the Waldensian Church as pastor, while retaining his primitive tenets of faith, and through him he reconnected ideally with the anti-curialist thinker Paolo Sarpi (1552-1623), to whose circle belonged Traiano Boccalini, the author of Ragguagli di Parnaso, a text which – as Frances Yates has shown [4] – was used by the author of the Fama Fraternitatis to describe the “general reformation of the world”.

This Gnostic Church of Italy disappeared in 1953 (its later reappearances, devised by other people, had a totally different flavour), but its Rosicrucian “tincture” didn’t dissolve. Gentile – who had worked as a R+C emissary also within a branch of Italian Martinism  (the “Ordine Martinista degli Eletti Cohen”) – continued his ministry through his writings, pouring very subtle and effective R+C teachings especially into his book Dal Maestro Segreto all’Aquila Sovrana  (“From Secret Master to The Sovereign Eagle”) (1979), in which he sought out the “Intellect of Love” crystallized in each of the Scottish Rite degrees. Due to its “mysticism”, the book was not well received by some of the AASR leaders in Italy and Carlo had to face contempt and boycott.

In the same year, during a “Conventum” of the Martinist Order held in Umbria, Gentile transmitted his kavvanah (a phenomenological intentio in kabbalistic terms) to a younger disciple of the Philosophe Inconnu. This is the chronicle of that “celestial incident”:

“Carlo Gentile, one of the highest spirits I’ve met, a reliable guide for true Freemasons, a Martinist since World War II, had written sublime pages on prayer and death as a real homme de désir. I had lunch with him and his wife, Bianca, and at one point Carlo, staring into my eyes, said: “I can see you as me in my youth”, while I was actually seeing  myself in him, but not as an aged man, rather as a child.

Carlo’s eyes shone of the Sun of infants. A flickering light flowed from the invisible mirror. That light was the tenderness of God, the one that issues from the Hindu sweet name Rām, the ripple of divine breath on the cosmic expanse. Carlo blossomed into a smile, he took off his mystical ring and put it on my right ring finger. The flickering light reared, while the ring sealed in a circle the “speculum” between him and me. At that time, from the state of breath the Spirit turned into a “solid” substance and I was enveloped by a sense of fullness, for which I give glory to God even today”. [5]

With a step backward in time, we can recall that the year 1975 had witnessed another epiphany, a veritable kairos of the R+C, when a book was released – I Rosacroce by Alberto Cesare Ambesi (b. 1931), a Freemason and a Martinist – that disclosed new perspectives on the meanings and spiritual background of the world of Rosicrucianism. While the relevance of the humanist teachings of Traiano Boccalni (vide supra) had been already acknowledged, Ambesi insightfully showed how the anonymous Hypnerotomachia Poliphili  (Venice, 1499), was also to be considered as one of the vehicles of the R+C message of inner alchemy and how one of the R+C sources was to be identified in Italian Christian Neo-Platonism, connecting the Good News of Christ with a “prisca theologia” in which the myths and symbols of classical religion could still offer much inspiration, in the literal, pneumatic meaning of that word.

Ambesi’s book contained quite evocative passages, and is still a fountain of Light for those who want to tread the R+C path. The effects of Ambesi’s work can be seen in the following testimony of a disciple of his, who had been recently initiated into FM:

“The year 1975 was ending, and I was marching.

The “initium” transfigured the evening lights. It was a Universal Christmas, the Cosmic Christ was spreading His Light from the stable where Jesus came into the world because there was no room at the inn (Lc.2: 6). I saw the Christ in Jesus but also his parents, in the good animals (the ox and the ass of tradition) who stood beside him silent and were later crucified, somehow like Him, by death. I saw the shepherds and the decorated fir trees, because as Manichean Bishop, Faustus of Milev said, “On the Cross of Light, Jesus is hanging on every tree

The Rose was blossoming on the Cross, after my permanence in the crypt” [6]

On the wavelength of Ambesi’s work, but with a more “experiential” flavour, in 1980 an eventful moment heightened the R+C touch in Italian FM.

In small circles of Masons a manuscript began to circulate, its title being Il Libro del Giglio e della Rosa (“The Book of the Lily and of the Rose”). Markedly linked to the Christian Kabbalah  which had formed one of the pillars of historical Rosicruciansm (especially in its Fluddian brand), the text started with an “inner explanation” of Creation, rendering the wonderful description of Genesis into the creational spheres of “Aziluth”, Briyah” “Yetzirah” and “Assiah”, making use of the kabbalistic technique of gematriah (borrowed from Pico’s Heptaplus), developing into an exploration of cosmo-musical correspondences along Pythagorean lines and reaching its climax in exalted and pictorial eschatological visions involving all departments of Creation, from fallen angels to dust (with a clear reference to the Zoharic vision of the “spirit of bones”).

At the core of the manuscript a prayer discipline can be found, especially devoted to remembering the “anonymous” dead of all age, as in an effort to insert mankind’s memory into God’s memory (in addition to it, a Lodge of the Real Ordine would draw devotional impulses from  Louis-Claude de Saint-Martin’s L’Homme de Desire and Traité des benedictions, while to develop analogical imagination, liberal use is made of a selection from Tableau Naturel des Rapports qui existent entre Dieu,l’Homme et l’Univers).

Let’s read the chronicle of how Il Libro del Giglio e della Rosa was “received”, apparently a case of “psychography”, or transcendental writing:

“…..at the confluence of two seas, I went into the water like a praying carcass. A ladybug landed on my left shoulder when I was already far from the shore, but recalling that “the last shall be first” (Matt. 20: 16) I didn’t immerse myself but went back to the dry land, caring that waves didn’t splash nor kidnap the little insect. I sat down on the sand, she wiped her wings, stood there a while and then flew away. I stayed where I was, sensing an imminent sign. It was as if the angels of the Sun, Earth, Water and Wind Pact were winging around the berakhah of God lavished on our planet and all the worlds, and for an eternal moment  the Face and the Voice of the Eternal were revealing themselves as one, an sand, sea, air were melting in a primordial covenant of life; as if all dense reality would be changes into pure crystalline celestiality without losing anything – indeed, growing – in coherence and identity, and the colours blue, green and ochre would tincture the soul with streaks of paradise. So the Book descended in whispers. It  was the Rose, flourishing from the Cross with the Lily: Rose of Sharon,  Lily of the valleys (Cc, 2:1). From the crucified cardinal points there converged life into the Center. ” [7]

A limited exposure of The Book of the Lily and of the Rose was included in the first volume of myNew Masonic Encyclopaedia (1989), which hosted more Rosicrucian contributions by scholars from different countries, including (in vol. III) a well grounded and challenging essay on the German Lutheran Masonic  Gold- und Rosenkreuzer [8]. 

Christian universalist mysticism – largely mirroring the RC ethos of the XVII century, but enriched by a conspicuous Mazdean-Christian trend, remarking Zarathushtra’s influx on the birth of Christianity – was the actual backbone of NME.

The goal was thus set. Three years after, a group of Masons who had devoutedly gathered around that encyclopaedic effort, left the Grande Oriente d’Italia and established the Real Ordine degli Antichi Liberi e Accettati Muratori (“Royal Order of Ancient Free and Accepted Masons”). The Constitutions of the Order were compiled during the Holy Week of 1992. The new group, a tiny one indeed, openly avowed its R+C spiritual connection, by working under the aegis of the “Invisible College” of the Ordo Albae Rosae et Aureae Crucis, deemed to have been the inspirer – if not the actual “sender” from Beyond – of The Book Of The Lily And Of The Rose.

In each lodge of the Real Ordine there should always be displayed a White Rose on a Golden Cross, an icon or statue of the Crucified Christ and an icon or statue of the Virgin with the Child. The degrees were the original two of Operative Craft, namely Apprentice and Fellow, that of Master being rather a “dignity” to be conferred through a threefold ritual experience, comprising: 1) the story of Noah’s corpse and his sons from Graham Ms. (1726), which was most likely the canvass for Hiram’s legend; 2) the discovery of Christian Rosenkreuz’s sepulchre and its striking symbolism ; 3) Hiram’s Raising.

Each Master is to be co-opted in the Collegium Lucis which meet at Pentecost to share the “therapeutic” work done during the past year and join in prayer in order to receive the “tongues of fire” from Above, supposedly capable of regenerating the “secret” (from Latin secretum, namely he vivifying subtle energies which can be shared through the imposition of hands, insufflation, eye transmission etc.). Among the Pentecost readings, notable are both the Pauline Hymn to “agape” (I Cor. 13, 1-13) and the Nymphs’ Song of Love in the Chemysche Hochzeit [9]. Of particular interest for a Russian audience may be the fact that among the Patron-Spirits (“Watchers”) supposed to be preserving the spiritual inheritance of the Order, the great Lopukhin appears [10].

In 1993, the renewed R+C trend within the Masonic tradition was furtherly developed by A. C. Ambesi in his excellent work I Maestri del Tempio (“The Masters of the Temple”), where he identified in the Real Ordine the most reliable vehicle for a restoration of Masonry to its pristine mission, that of being the “building arm” of the R+C . Some years before, Bro. Ambesi (who was to become Mastro Generale dell’Arte/ General Master of the Craft, the presiding officer of the Order, in 2012) had written another powerfully R+C oriented book, Scienze, Arti e Alchimia in which he confronted some esoteric “axiomata” with the results of scientific research and the developments of music and visual arts in the last two centuries, thus demonstrating how “plastic” and metatemporal the R+C creative thought has been and still is, projecting itself in the future and beyond it.

The rituals of the Real Ordine draw from the oldest Masonic texts, from the Regius Poem (late XIV century) upto the Edinburgh ms. (late XVII century): a distillation of two hundred years of Freemasonry, linked to the “bone” of operative Craft, but already turned symbolic, speculative. A truly pan-Christian background allows the Order to receive contributions from all branches of the Christ’s Kingdom (and it’s meaningful that among the Brethren of Mother-Lodge “Intelletto e Amore” Lodge there were at one point member of the following Churches: Catholic, Orthodox, Protestant and Universalist.

Although it has remained a small and somehow detached minority in the Masonic scenario, The Real Ordine can still constitute a tool for the revival of Masonic traditionalism, a “Michaelite” group aiming at the “good fight” [11] for the salvation of pure ancient Masonry, and there are hints that in its meetings, at times, the aim that Johann G. Gichtel, in his Theosophia Practica, ascribed to man – namely, that of  becoming the “craftsman of the angel within himself”, the builder of a “luminous body”- was touched. The incorporation of the Spirit in glyphs of light and crystalline sounds is a well known phenomenon in mystic Masonry from the time of Martinez de Pasqually (2nd half of the XVIII century). Glimpses of the Spiritual Sun, aptly described by Swedenborg in his On Divine Love and Wisdom (1763), shine within the fibres of that melancholy (or “objective anguish”, as Kierkegaard termed it in the second chapter of Begrebet Angest) which is the cosmic lot after the Fall. To those “rays” from Above, a sprinkling of Divine Grace, do the Third Degree wording “darkness visible” refers, when properly understood and implemented.

The ethos of the Real Ordine working ranges from the core of Anglo-Saxon Middle Ages to the composite post-Renaissance spirituality of XVII century Europe, the R+C being somehow the focus and “utopian” side of the latter (excerpts from Andreae Christianopolis were inserted in R.O. symbolic lectures) and the fulfilment of the whole “royal” path.

Novices get acquainted with the Ars Quatuor Coronatorum from the Regius Poem, and are taught the “sacred history” of Masonry from Adam to the legendary York assembly of 926 (“in the third year of Ǽthelstan’s reign”), when the Craft was endowed with rules and procedures. Ritual works are crossed by the music of seventeenth-century Marian composer Marc-Antoine Charpentier and by Bach’s “musical cathedrals”. The Mother of Christ is evoked in the restored Royal Arch (called “Royal Arch of York” in order to distinguish it from the partly de-christianized “Royal Arch of Jerusalem”) and Seven Masonic Praises to the Blessed Virgin are read.

We deem Masonic thought to be springing from a virginal doctrine: it is inherently capable of perpetual regeneration and purity, without altering its identity after each “add” or losing its integrity as a result of attacks or degeneration. And we espouse simplicity in its Marian significance: the “highest” distinction – which is first of all a duty – among us is the traditional title of Worshipful(or Worthy) Master, no use of “Grand” being admitted in the Real Ordine (the attribute “Royal” has been chosen only with reference to the Kingdom of God and to the anglo-saxon King Athelstan, under whose reign the Craft, according to tradition, was shaped in its mytho-symbolical form).

The first “acception” took place on 11 November 1992. At the end of it, the new Apprentice said that during the ceremony he “had been” in the past, as if suspended between zeitgeist (spirit of the time) and eternity.

Once we invited the Old Catholic priest Luigi Caroppo (1933-2004) for a fractio panis. It was probably the first time in Italian Masonic history, that the Brethren celebrated divine worship in a chapel adjoining the Lodge, and the call was strong: “The Divine Dove perched on the roof”, as the Opening Ritual declares.

.The content of a Lodge meeting is quite different from those of mainstream Masonic Lodges which tend to imitate cultural/social clubs. We do not use – nor would it be conceivable to do that – ordinary “speeches”. Instead, ritual and symbolic instructions are followed by the ignition: the Worshipful Master – or a Brother chosen by him – launches an evocative message (often in the form of a multiple aphorism), in which words and silence are intertwined, and then one by one all the Brethren of the Lodge, ignited by that initium, offer their “marked bricks” to the construction of the Temple. It has often been surprising to see how Brethren who, out of shyness or lack of oratorical skills, were not used to speaking, felt moved to do so and found the right words, with expressive results normally unknown to them. This is but one outcome of the constructive Logos. So, the harmony of the Word permeates the “body” of the Lodge. Concord reigns, and “separateness” – that has been tearing false Freemasonry into pieces – is unthinkable. The Presence (Shekhinah) is felt in the immediacy of the inspired moments that follow one another. The Eternal dwells in timeless moment, as the Infinite in spaceless points.

Each meeting of the Order closes with the words:

Ex Deo nascimur / in Iesu morimur / per Spiritum Sanctum reviviscimus”

which were found – according to the Fama Fraternitatis – in Christian Rosenkreuz’s sepulchre.

Within those bright and cryptic words the essence of Rosicrucian Masonry dwells. The influence of the R+C on the official Masonic milieau is very weak, and mostly formal: but themustard seed (Mt 13, 31-32) of the spiritual “fringes” of FM will grow and become a welcomingtree, where searching and building souls will find shelter, nourishment, rest and new tools for their noble work.

Michele Moramarco 

[1] A detailed analysis of AASR conflicting branches can be found in my book Piazza del Gesù 1944-1968. Documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana, pp. 6-10

[2] On the “Chiesa Gnostica d’Italia”, see M. Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. II, pp. 70-73

[3] Giordano Gamberini (1915-2003) played a major role – as GM of the GOI – in the process which lead to the recognition of that association by the United Grand Lodge of England. Through his writings and the “Rivista Massonica” – which he edited from 1966 to 1979 – he brought “regular” Masonic culture and praxis (from England, Germany, America and some areas of the French Masonic landscape) to the Italian Masonic sub-culture which had been spoiled by over-reactive, at times cheap anti-clericalism, and by disfiguring political influences. In is capacity of Past GM, Gamberini was considered by many (both in Masonry and in the media) as partly responsible for “the P2 affair” (1981), though he was never suited for any law infringement. He should have certainly done something against the utter distortion of the Masonic Way which had crept into mainstream Masonry, but –  despite his lack of “attentiveness” in that particular situation – no one can deny he was a man who sought after righteousness and who did a great deal to improve Masonic culture in Italy. Some years after the storm, in 1985, due to open conflict with GM Armando Corona on organizational issues, Gamberini was expelled from the GOI. In 1995 he wrote what can be defined his Masonic testament, Le sorti del Tempio di Artemide, which I included in the 3rd volume of Nuova Enciclopedia Massonica. In that remarkable essay, Gamberini set forth the idea that to prevent degeneration, Masonry should refrain from the political/diplomatic stances implied by the “Grand Lodge” system, and thus he indirectly upheld the “good fight” of the Real Ordine, though he never belonged to it.   

[4] F. Yates, L’illuminismo dei Rosacroce [“The Rosicrucin Enlightenment”], p. 159

[5] Galaad, Diario Martinista [“Martinist Journal”], p. 10

[6] Storia della Loggia-Madre “Intelletto d’Amore”[“History of Mother-Lodge Intelletto d’Amore], p. 12

[7] this testimony can be found in https://realordine.wordpress.com/rosacroce/

[8] H. Möller, L’Ordine dei Rosacroce d’Oro nella seconda metà del ‘700 (in M. Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, vol. III, pp. 193-195)

[9] [J.V. Andreae] Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz, pp. 98-100

[10] see https://realordine.wordpress.com/preghiera/

[11] “….the time of my departure has come. I have fought the good fight. I have finished the course. I have kept the faith.  From now on, there is stored up for me the crown of righteousness, which the Lord, the righteous judge, will give to me on that day; and not to me only, but also to all those who have loved his appearing” (2 Tm, 4, 6-8).
On “Michaelite” devotion within the Real Ordine, see https://realordine.wordpress.com/i-colori-dellarcangelo/ 

Bibliography:

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Ambesi A.C., I Rosacroce (Armenia Ed., Milano 1975)

Ambesi A.C., I Maestri del Tempio (Terziaria, Milano 1995)

Ambesi AC., Scienze, Arti e Alchimia (Xenia, Milano 1991)

Andreae J.V., Christianopolis (a cura di E.H. Thompson) (Kluwer Academic Publishers, Boston 1999)

Catechismi Massonici (a cura della R.L. “René Guenon”) (Casini Ed., Roma 2005)

Collegio Invisibile della R+C, Il Libro del Giglio e della Rosa [ms., n.p., 1980)

Ficino M., Sopra lo amore ovvero Convito di Platone (Carabba, Lanciano 2009)

Galaad, Diario Martinista (ms., Città della Pieve 1979)

Gamberini G., Le sorti del Tempio di Artemide (in Moramarco M., Nuova Enciclopedia Massonica [Ce.S.A.S, Reggio Emilia 195],vol. III, pp. 351-360)

Gentile C., Dal Maestro Segreto all’Aquila Sovrana (Bastogi, Foggia 1979)

Gentile C., La preghiera per il dolore del mondo (Studium Fridericianum, Foggia 1951)

Gichtel J.G., Theosophia Practica (Edizioni Mediterranee, Roma 1982)

Godwin J., Robert Fludd. Hermetic Philosopher and Surveyor of Two Worlds (Thames & Hudson, London 1979)

Möller H., Die Gold- und Rosenkreuzer. Struktur, Zielsetzung und Wirkung einer anti-aufklärerischen Geheimgeselschaft (in Geheime Gesellschaften,edited by P.C. Ludz, Verlag Lambert Schneider, Heidelberg 1979)

Moramarco M., Il Mazdeismo universale. Un chiave esoterica alla dottrina di Zarathushtra (Bastogi, Foggia 2010)

Moramarco M., La celeste dottrina noachita (Ce.S.A.S, Reggio Emilia 1994)

Moramarco M., La Massoneria ieri e oggi (De Vecchi, Milano 1977)

Moramarco M., Nuova Enciclopedia Massonica (III voll.) (Ce.S.A.S, Reggio Emilia 1989-1995, 2nd ed. Bastogi, Foggia 1997)

Moramarco M., Piazza del Gesù 1944-1968. Documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana (Ce.S.A.S., Reggio Emilia 1992)

Nozze Chimiche di Christian Rosenkreuz – anno 1459 (Atanòr, Roma 1975)

Pico della Mirandola, Heptaplus (a cura di E. Garin) (Arktos, Carmagnola 1996)

https://realordine.wordpress.com/  webstite of R+C Masonry in Italy

Saint-Martin L.- C. de, L’Homme de Désir (Ed. du Rocher, Paris 1979)

Saint-Martin L.- C. de, Traité des Bénédictions (in Les Oeuvres Posthumes, Tome 2 [Editions Rosicruciennes, Vileneuve-Saint-Georges 1989], pp. 85-132)

Sette Lodi Massoniche alla B. V. Maria (Loggia “Intelletto e Amore”, Reggio Emilia 1992)

Storia della Loggia-Madre “Intelletto e Amore” (Real Ordine A.L.A.M., Reggio Emilia 2011)

Swedenborg E., Angelic Wisdom Concerning Divine Love and Wisdom (1763) (online ed., http://www.theisticscience.org/books/dlw/dlw.html)

Testi G., Dizionario di Alchimia e di Chimica antiquaria (Mediterranea, Roma 1950)

Yates, F. L’illuminismo dei Rosa-Croce (Einaudi, Torino 1976)

Zohar. The Book of Splendor (a cura di G. Scholem) (Shocken Books, New York 1976)

 

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