Itinerari sacri

      Secondo la tradizione ricevuta, il Libero Muratore è un costruttore “itinerante”, ovvero in pellegrinaggio verso l’Asse divino, che regge l’edificazione del cosmo fino al compimento: la reintegrazione di ogni creatura nelle sue proprietà divine, la perfezione dinamica. Il suo è perciò un pellegrinaggio perenne, in quanto rivolto all’Infinito e all’Eterno. La perseveranza ne è il requisito-base.

      Ma la storicità del Real Ordine richiede anche fedeltà ai luoghi in cui la Libera Muratoria tradizionale ha i suoi punti di riferimento operativo o simbolico. Per questo ai confratelli  è suggerito di percorrere itinerari sacri all’Arte e di farlo con spirito sorgivo, come essendo destinati a punti dai quali fluisce l’energia specifica che anima i lavori e li dirige verso le Altezze. Le possibilità, e le ragioni di queste, sono innumerevoli, ma qui ci limiteremo ad indicare alcune tracce (riferibili esclusivamente al Real Ordine A.L.A.M., non a Corpi alleati indipendenti, come il Rito Filosofico Italiano, che includono percorsi e mete peculiari, nel caso specifico i siti januali, i luoghi sacri delle civiltà italiche pre-romane, ecc). Senza mai dimenticare che ogni pellegrinaggio è legittimato solo dallo Spirito, se no è mero moto, e che – al netto dei suoi appigli storico-geografici – di esso resta alla fine la sostanza “endonautica”, ragion per cui dalla partenza all’arrivo – che si risolverà in nuova partenza – sempre dovrà prevalere l’idea che la meta coincide con l’Asse divino, dal quale emana il centro profondo di ogni essere. Ogni pellegrinaggio è il segno anticipatore del ritorno alla Casa del Padre, un’animazione del morire a se stessi, un inoltrarsi nella trascendenza.


1) Da Shushan  (Susa) a Bethlehem

     E’ simbolicamente la via dei Magi.

Susa, dal II millennio a.C. capitale della civiltà elamita, divenne poi, in  epoca achemenide, la sede imperiale di  Dario I ed infine capitale del regno di Elymais, provincia dell’Impero Partico, da cui provenivano i “tre saggi”.
A Susa  vissero i profeti Nehemiah e Daniele (il suo presunto sepolcro è venerato nella città attuale)

Baga Vazarka Ahuramazda, hya imam bumim adaa, hya avam asmanam adaa, hya shiyatim adaa martiyaya” (“Un Dio grande è Ahura Mazda, che creò il cielo lassù, che creò la terra quaggiù, che creò la gioia per gli uomini”): parole fatte iscrivere da Dario, tra le prime espressioni radiose della religione.

Bethlehem, meta dei Magi guidati dalla Stella e luogo di nascita di Gesù Cristo, è perciò il punto d’incontro tra l’antica fede mazdea (zoroastriana) e l’Israele spirituale di cui il Messia è il fiore regale.
A Bethlehem, secondo la Bibbia, era nato il re David, e da lì, secondo la profezia di Michea (Mi. 5,1), sarebbe venuto il Salvatore. David è il modello del cantore di Dio (i Salmi gli sono attribuiti) e del penitente (per aver ucciso Uriah). La lode e la contrizione preparano il terreno spirituale alla generazione/ edificazione del “Figlio di Dio” in sé: ecco perché Gesù Cristo è di stirpe davidica.

Casa (“beth”) del Pane (“lehem”) celeste, offerto per la grazia di Dio a ogni creatura, Bethlehem è suscitatrice di nascita interiore e perciò di vera iniziazione.

Al tempio di Hera (Kroton)

Crotone fu un centro importante della Magna Grecia. Vi si stabilì Pitagora, onorato dall’Arte Muratoria come uno dei suoi maestri, intorno al 530 a.C., e proprio nel tempio di Hera – nella tradizione greca, Madre divina – egli tenne uno dei suoi mirabili discorsi tramandati dalla Vita pitagorica di Giamblico, quello alle donne, nel quale le indusse a non compiere sacrifici cruenti per il culto, ala modestia e alla purezza.
Porfirio attribuisce le idee di Pitagora sulla Divinità e sul culto da tributarle ai Magi (magoi, lo stesso termine usato dal Vangelo di Matteo). A Crotone egli fece elevare un tempio alle Muse, geni della creatività, in una visione corale del divino che riprende quella degli Amesha Spenta zoroastriani.

Da Gerusalemme a Nazareth

Prima ancora di essere la città del Tempio di Salomone, nel quale trovò morte precoce – secondo la leggenda massonica – il Mastro Hiram Abiff, e prima di diventare lo scenario della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, Gerusalemme fu la misteriosa Salem, governata dal re-sacerdote Melchitzedek, che nella tradizione di Israele rappresenta l’ordine integrale, giusto e pacifico. Il Real Ordine si ispira a questa visione di regalità e sacerdozio come strumenti di giustizia e pace divine.
Dalla Muratoria della pietra – quale Gerusalemme manifesta – il passaggio a Nazareth, patria del santo Giuseppe, falegname, simbolizza il ritorno alla “Massoneria del legno”, quella che già era stata di Noè con la costruzione dell’Arca.

Nazareth è anche il luogo in cui Gesù cresce, si edifica in umanità facendosi veicolo consapevole dello Spirito, come il Vangelo di Luca ripete: “…E il bambino cresceva e si fortificava, era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui” (Lc. 2, 40), “..E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc. 2, 52)

Dal Pantheon alla Basilica dei Quattro Santi Coronati (Roma)

Il primo Pantheon venne edificato dal genero di Augusto, Marco V. Agrippa, intorno al 25 a.C., come segno della universalità spirituale di Roma, sulla quale la fede cristiana si sarebbe poi innestata. Il fratello De Maistre, nella sua opera Du Pape (l. IV)ricordando come il Pantheon si fosse salvato  dalla proscrizione e dall’abbattimento dei templi dedicati agli dèi, venendo poi riconvertito a basilica di tutti i santi, scriveva: “E’ il Pantheon quel luogo ove il paganesimo è purificato e ricondotto a quel sistema primitivo del quale non era che una visibile corruzione. Il nome di Dio è esclusivo, e non comunicabile: cionondimeno,  vi sono molti dei, nel cielo e nella terra. Vi sono intelligenze, nature migliori, uomini divinizzati. Gli dèi del Cristianesimo sono i Santi. Intorno a Dio tutti gli dèi si riuniscono per servirLo in quei gradi e in quell’ordine che sono loro assegnati
Del resto il secondo Pantheon, nella sua volumetria circolare, costituisce un ulteriore richiamo, quasi una convocazione, al sacro dei “globi”, di quello terrestre e di quelli celesti.
Questo itinerario porta il Libero Muratore da qui alla Basilica dei Quattro Santi Coronati sul colle Celio.

Adibita al culto cristiano dal V sec. d.C., la basilica è ancora dedicata ai patroni dell’Arte Muratoria (benché essi siano stati espunti dall’agiografia cattolica). Di immenso interesse, all’interno del complesso, è l’aula gotica che offre all’anima del visitatore splendidi affreschi recuperati in anni recenti. Anche se dell’originale resta solo il sito,la Basilica appartenne a lungo alla Università dei Marmorari, ghilda di artigiani del marmo, fondata nell’anno 1406 ma risalente a epoche precedenti (la prima attestazione di un Christianus marmorarius è del X sec.): al loro patrocinio si deve, fra l’altro, l’affresco cinquecentesco dei Quattro Coronati collocato sopra l’ingresso della cappella di S.Silvestro.

Dalla tomba di re Ӕthelstan alla Cattedrale di York 

La tomba – vuota – di re Ӕthelstan (il cui nome significa “nobile pietra”) si trova nell’abbazia di Malmesbury (nel Wiltshire).
Ӕthelstan fu il primo regnante d’Inghilterra, Scozia e Galles uniti. Nel terzo anno del suo regno, il 926, narra il Poema Regius, l’Arte Muratoria ricevette a York i propri ordinamenti per sua volontà . Nella storia britannica, re Ӕthelstan è ricordato come unificatore e come legislatore. Patrocinò la devozione a san Cuthbert, molto venerato nell’Inghilterra del Nord e ricordato per le austerità monastiche, la difesa delle popolazioni locali da ogni sopruso, l’amore per gli animali: durante la sua permanenza nelle Fame Islands egli emanò leggi a tutela di varie specie di uccelli che vi nidificavano.

Da Malmesbury verso Nord, fino alla Cattedrale di York

L’attuale York Minster data ad iniziare dal XIII secolo, ma già dal VIII secolo era stata edificata sullo stesso sito (per il battesimo del re di Northumbria, Edwin) una chiesa, prima in legno poi in pietra. Il Minster è una delle più imponenti chiese gotiche d’Europa e nella gerarchia della Chiesa Anglicana rappresenta la seconda cattedra arcivescovile, dopo quella di Canterbury. Nella sezione occidentale della cripta, di fattura normanna, si possono osservare i “marchi” dei muratori sulla pietra.

Da Castel del Monte alla Cattedrale di Altamura

Castel del Monte, voluto da Federico II di Svevia, l’imperatore dalla visione universale, è un edificio di cui non si sa con certezza la destinazione, ma di cui è indubbia la rispondenza “solare”: per la posizione, per la struttura (e i rapporti di questa con i moti astronomici), pare che esso intenda “captare” la luce e cristallizzarla nella pietra. La sua geometria moltiplicativa, gli ottagoni del perimetro e delle otto torri, i trapezi delle sale (scomposti nei soffitti in quadrati e triangoli), le figure dei tre regni (animale, vegetale, umano) sulle chiavi di volta delle crociere, sembrano voler descrivere un ordine vitale ideale, la visione della natura e della materia come “farcite” di spirito. L’imperatore volle che l’edificio fosse costruito “apud Sanctam Maria de Monte“: anche qui, dunque, è presente la Madre.

Da Castel del Monte, percorrendo la Murgia semi-desertica (tra le pietre e il cielo, il silenzio e i sussurri di Dio), i Muratori pellegrini camminano verso Altamura, la città pure voluta da Federico II, negli stessi anni del castello, come una specie di “Gerusalemme italica”: intorno alla Cattedrale palatina (ovvero di immediata giurisdizione imperiale, non vescovile) furono costruiti a raggiera claustri , compatti quartieri che avrebbero ospitato greci, ebrei, arabi e latini.

    La Cattedrale, uno dei più alti esempi di romanico pugliese, è dedicata alla Beata Vergine Maria. Essa ospita un presepe cinquecentesco, che – nel contesto in parola – attesta la sinergia mirabile tra ars lignariorum e muratoria. Di ulteriore, specifico interesse per il Real Ordine A.L.A.M. sono alcuni marchi che gli studiosi della basilica considerano incisi da maestranze di origine “nordica” affluite ad Altamura per dare il loro contributo di perizia all’edifico sacro. Uno di tali emblemi, che riproduciamo qui a fianco, mostra una significativa somiglianza con alcuni marchi storici dei Maestri Liberi Muratori d’Inghilterra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...