Veglianti

Il Real Ordine A.L.A.M. (A.D. 926) recepisce l’influsso spirituale che proviene da quanti, nel passato, hanno pensato e agito per una visione massonica ben fondata sulla fede in Dio e orientata in senso cristiano e universale. Nella esperienza concreta del lavoro di Loggia, la presenza di tale influsso è percepita – e accolta – con accenti vibranti, come di protezione e insufflazione. Perciò si parla tra noi, a loro proposito, di Spiriti Veglianti. Molti di loro sono certamente ignoti, anonimi e retti Liberi Muratori, ragion per cui non è possibile enumerarli, ma di alcuni in particolare il magistero rosicruciano e massonico è ben noto e l’influsso di tale magistero sui confratelli del Real Ordine A.L.A.M. – talvolta come singoli, talvolta collettivamente – è manifesto. Tra costoro troviamo figure molto diverse tra loro, ma accomunate dalla visione “alta” dell’Arte, una visione rispondente, pur con modulazioni diverse, ai canoni originali.
Tra i “patroni” del Real Ordine incontriamo

                                  Johann Valentin Andreae (1586-1654)

Pastore e teologo luterano, fu probabilmente l’autore della Fama e della Confessio, i due “manifesti” rosacrociani che uscirono nel secondo decennio del ‘600. Scrisse altresì Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreuz, testo allegorico a tinte alchemiche in cui svolge la propria visione del cammino verso l’amor sacro, e la Descrizione della Repubblica di Christianopoli, che si colloca nel filone delle utopie socio-religiose e preconizza una città ideale, industriosa, orante e creativa, retta da criteri di equità e organicità

                                            Robert Fludd  (1574-1637)

Medico inglese di religione anglicana, tra i primi a occuparsi della circolazione del sangue, cultore di Qabbalah ebraica applicata in chiave cristiana e di alchimia, raccolse la propria visione analogica della realtà nel suggestivo compendio Utriusque Cosmi maioris salicet et minoris metaphysica (1616-1619), in cui l’universo è decifrato come un organismo nel quale le corrispondenze tra angeli, astri, minerali e suoni creano un intreccio dinamico, una spirale bio-psico-spirituale che ha il suo vertice in Dio. In essa l’uomo deve entrare consapevolmente, contemplando e sperimentando con quello spirito ricettivo, virginale che – secondo un altro testo di Fludd, il Tractatus Theologo-Philosophicus – è l’essenza stessa della natura così come fu concepita da Dio, prima che la Caduta la corrompesse.
Fludd scrisse la prima “difesa” della Rosa+Croce in una sintetica Apologia compendiaria uscita nel del 1616

                                            John Wilkins  (1614-1672)

Sacerdote anglicano e vescovo di Chester, fu tra i fondatori della Royal Society e docente al Trinity College. Nel 1641 uscì il suo Mercury, or The Secret and Swift Messenger, il primo trattato di crittografia.  Difese  “la bellezza della Provvidenza” (nel suo Discourse Concernng the Beauty of Providence, 1649) contro le interpretazioni spicciole o faziose. Nello stesso periodo, da warden del Wadham College di Oxford, invitò ad insegnarvi Christopher Wren, il noto architetto che sarebbe poi passato agli annali della Libera Muratoria inglese come “gran maestro”. Nel 1651 pubblicò un libro sulla preghiera, nel quale ragionava su di essa come “dono” e come prodotto dell’impegno umano. Nel 1668 pubblicò An Essay on Real Character and Philosophical Language, in cui esponeva il progetto di una lingua universale che potesse servire a scienziati, filosofi, teologi, per comunicare con tempestività, chiarezza e precisione le proprie acquisizioni. Di vedute latitudinarie, scrisse  On The Principles And Duties of Natural Religion, che si colloca nel filone noachide. Il suo lavoro, in questo senso, fu continuato dal suo discepolo John Tillotson, che divenne arcivescovo di Canterbury. A John Wilkins è intitolata una branca locale (chiamata “college”) della Societas Rosicruciana in Anglia.

                               Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803)

Iniziato in gioventù nell’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo, scrisse in questo periodo i suoi primi libri Des Erreurs et de la Verité (1775) e Tableau Naturel des Rapports qui existent entre Dieu, l’Homme et l’Univers (1782). Nel secondo testo, egli mostra di avere raggiunto un’alta visione, spaziante sui più diversi paesaggi spirituali, di cui vengono percepite le linee formatrici sottili e i nessi profondi. La simbolicità dell’essere viene esplorata e descritta con delicata potenza evocativa. Dopo il Tableau… Saint-Martin continua il proprio cammino lungo la “via del cuore”, che lo porta alle vette di devozione contenute ne L’Homme de Désir (1790) e ne Le Nouvel Homme (1792). Egli scrive all’amico Kirchberger di aspirare ormai solo a quella “santa iniziazione“, “mediante la quale possiamo entrare nel cuore di Dio e far entrare il cuore di Dio in noi per celebrarvi un matrimonio indissolubile, che ci renda l’amico, il fratello, lo sposo del nostro divino Riparatore”  e che si raggiunge con l’ “inoltrarsi sempre più nelle profondità del nostro essere” fino alla “radice vivente e vivificante“. L’attività rituale è sospesa, la preghiera e la parola (che nella luce del Logos di San Giovanni coincidono: “pregare è verbare” scrive L.C. de Saint Martin) sono la sua disciplina. Tuttavia egli riconosce fino alla fine il valore di quanto udito, visto e appreso tra gli Eletti Cohen e, dato ancor più significativo, fino agli ultimi scritti fa un ampio uso di simbolismo massonico per esprimere i concetti-chiave della sua spiritualità cristiana.

                                      Elhanan Winchester (1751-1797)

Predicatore e teologo americano, ebbe vita travagliata e piena di lutti, ma sorretta dall’idea che l’amore di Dio fosse invincibile e avrebbe infine trionfato. Fu tra i fondatori della Chiesa Universalista e i suoi Dialogues on Universal Restoration, usciti nel 1788, costituiscono un classico della corrente di pensiero, che – riprendendo l’idea dell’apocatastasi di Origene – proclama la fede nella salvezza di ogni creatura. In American Universalism, G.H. Williams osserva come tra i suoi sommi interessi vi fossero l’aldilà, il mondo onirico, la Sophia celeste, l’Adamo androgino. Instancabile nel servizio alla dottrina che aveva abbracciato, pioniere dell’antischiavismo, Winchester aderì alla Libera Muratoria (a cui appartennero pure gli altri due fondatori della Chiesa Univeralista, John Murray e Hosea Ballou), divenne Cappellano di Loggia e passò alla storia massonica per A Discourse delivered before the Ancient and Honourable Society of Free and Accepted Masons: convened at Norwich, for the Celebration of the Festival of St. John the Baptist, and the Installation of the Officers of Somerset Lodge, on the 24th of June, in the Year of Light, 5795. In questo sermone a commento del primo versetto del Salmo 133 (“Ecco, come è bello e gradevole che i fratelli siano insieme“), Winchester propose una “estetica inclusiva” della fratellanza: partendo dalla bellezza cosmica di cui tutti possono fruire e da quella morale (implicita nelle parole del salmista), egli evidenziava come essa debba essere fruttifera, espansiva, e giungeva, con una svolta drammatica nel suo discorso, a radicarla nella “morte di Cristo per tutti”. Queste esternazioni forti lo accompagnarono negli ultimi anni di vita: stabilitosi ad Hartford nel 1796, egli comparve alle esequie di un giovane e si mise a predicare della resurrezione con un carisma che colpì i presenti, i quali lo vollero come ministro nella loro comunità. E sul letto di morte, poco prima di trapassare, chiese che alcune giovani intonassero un inno di gloria, al quale offrì gli ultimi scampoli della sua voce prima di rendere l’anima a Dio.

                                        Joseph De Maistre (1753-1821)

Pensatore cattolico controrivoluzionario, entrò ventunenne, nel 1774, nella Loggia “Aux Trois Mortiéres”, per unirsi poi alla “Parfaite Sincerité” del Regime Scozzese Rettificato. Nel 1782 scrisse la famosa Lettera al Duca di Brunswick in cui proponeva di finalizzare i tre gradi dell’Ordine Massonico, rispettivamente: 1) allo studio approfondito delle tematiche civili e politiche; 2) all’unione delle Chiese cristiane; 3) all’elaborazione di un Cristianesimo trascendente che facesse confluire nella rivelazione cristiana la primeva “scienza sacra” universale.
Non c’è dubbio che la Lettera sia un documento di valore e chiarezza notevoli, e solo il prevalere di uno spirito laicista di certe associazioni che si dicono massoniche ha fatto sì che, tra i classici del pensiero muratorio, essa rimanesse uno dei più ignorati.
Negli anni della maturità, De Maistre accentuò il carattere confessionale del suo pensiero approdando alle idee espresse nel Du Pape, secondo cui solo la Chiesa Cattolica retta in modo monarchico può garantire l’ordine sociale e il benessere dei popoli, ma non rinnegò mai la propria esperienza massonica giovanile. Se la sua “teologia della storia”, che ha come corollario un realismo a volte cupo (come nel famoso passo sul boia ne Le serate di Pietroburgo), e le sue singolari idiosincrasie nei confronti di singole etnie non collimano con la “speranza massonica”, la sua Lettera resta un caposaldo del pensiero cristiano-muratorio

                                Ivan Vladimirovich Lopukhin (1756-1816)

Magistrato e funzionario noto per la sua equanimità, si sentì soprattutto mistico e filantropo. Attivo nella difesa delle minoranze religiose russe (i pacifici Dukhobors, ad esempio) dalle frequenti azioni repressive dello Stato e della Chiesa Ortodossa, cercò il “lato interno” del  messaggio di Cristo per riconciliare i cristiani. Tra gli esponenti più in vista della Muratoria di scuola martinista, lasciò numerosi scritti di valore spirituale e massonico ragguardevole. Tra di essi ricordiamo: Il catechismo del vero Massone (1790), Il cavaliere spirituale, ovvero alla ricerca della Verità (1791), L’effusione del cuore nell’uomo di desiderio (1794), Alcune caratteristiche della Chiesa Interiore (1798). Al centro del suo ideale di “cavalleria spirituale” stavano la sofferenza silenziosa e l’amore gratuito.
Arrestato per ordine di Caterina II nel 1792, durante la prima persecuzione anti-massonica, fu condannato all’esilio, ma gli venne poi concesso di restare a Mosca per assistere il padre infermo.
Lo zar Paolo lo richiamò nei ranghi dell’amministrazione statale nel 1796. Nel 1798 Lopukhin divenne senatore. Incaricato di un’ispezione in tre province, perché fossero accertati eventuali abusi di potere, nel 1800 presentò allo zar un rapporto in cui denunciava le tristi condizioni di vita dei contadini. Dal 1814 alla morte fu membro della Società Biblica Russa, aconfessionale. Marcata fu la sua influenza spirituale sulla formazione di Lev Tolstoj, che si fece a sua volta paladino degli “ultimi” (tanto sul piano sociale, quanto su quello religioso) di Russia.

                          Karl Christian Friedrich Krause (1781-1832)

Filosofo tedesco, discepolo di Fichte e Schelling (da cui fu peraltro ostacolato), esponente di un idealismo connotato in senso etico, è passato alla storia del pensiero soprattutto per la definizione articolata del concetto di panenteismo, secondo cui Dio è sia trascendente che immanente rispetto al cosmo. In termini paolini, si direbbe: “… che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti” (Ef. 4,6).
Oratore della Loggia “Alle Tre Spade” di Dresda, pubblicò opere e discorsi massonici nei quali proponeva una marcata “interiorizzazione” del simbolismo. Del resto, egli attribuiva grande importanza alla consapevolezza della individualità come agente, come lievito entro l’universalità.
Krause vedeva nella Libera Muratoria il nucleo fondante di un Menschheitsbund (“Lega dell’umanità”) che avrebbe avuto il compito di pacificare il pianeta. Una sua ricerca sulle fonti massoniche (uscita negli anni 1810-1813), che accreditava taluni documenti apocrifi, suscitò veementi critiche che sfociarono nella sua espulsione dall’Ordine. Negli ultimi anni di vita esplorò i fondamenti della conoscenza.
Uomo entusiasta e onesto, Krause ebbe vita travagliata, fu perseguitato come sedizioso per le sue lezioni a Gottinga (che secondo gli avversari avrebbero incitato alla rivolta gli studenti) e morì in povertà a Monaco.

                                           Pierre Leroux (1797-1871)

Scrittore e riformatore sociale, lanciò negli anni ’30 dell’Ottocento il vocabolo socialisme, teorizzando peraltro  la necessità di saldare una visione solidaristica della società a valori religiosi, che trattò ed elaborò in vari libri. Intorno alla sua tipografia di Boussac, fondò una comunità che raccolse circa 80 persone
Iniziato a Limoges, nella Loggia Les Artistes Réunis, il 4 aprile del 1848, fu poi attivo nella Loggia La Cesarée dell’Isola di Jersey (dove si trovava in esilio per motivi politici, dopo il 1851), in quella  dei Gymnosophistes a Londra e infine, dal 1865, nella Nouvelle Amitié di Gasse. Egli presentò sovente proprie comunicazioni in Loggia e appare con tutta evidenza come il suo pensiero filosofico e la sua esperienza massonica interagissero, collegando egli, ad esempio, il simbolismo massonico del numero tre con la propria concezione della “Triade” come struttura portante della realtà (Potenza, Intelligenza e Amore in Dio; sensazione, sentimento e conoscenza nell’uomo). Parlando alla loggia di Limoges, egli si spinse così ad affermare che l’arcano simbolismo del numero 3, fatto proprio dall’Ordine, conteneva “i semi del dogma trinitario“. La sua idea del Cristo, tuttavia, era quella che Egli fosse un agente del Verbo di Dio, non il Verbo di Dio incarnato (come emerge da Du Christianisme, 1848).
Nella sua opera La posterità spirituale di Gioacchino da Fiore, lo scrittore cattolico Henri De Lubac colloca Leroux nel filone gioachimita del Cristianesimo, il filone che afferma l’avvento di una “era dello Spirito Santo”. Alla sua morte, durante la Comune di Parigi, una delegazione della medesima si recò al funerale rendendogli omaggio come difensore dei deboli, ma prendendo le distanze dal “mistico” che era in lui.

                                     Keshab Chandra Sen (1838-1884)

Riformatore religioso. Nato in una famiglia indù ortodossa, aderì al movimento Brahmo Samaj (“Comunità di Dio”) fondato da Ram Mohan Roy nel 1828 per liberare l’induismo dalla superstizione e portarlo verso un teismo universale. Divenne un acarya (maestro) nel Samaj, ma con il tempo la sua fede assunse un diverso carattere: sempre più Gesù Cristo lo conquistò, fino a che, nel 1880, egli fondò il Navavidhan (Nuova Dispensazione) che, pur conservando – anzi, esaltando – lo spirito universalista, rivelava un prevalente carattere indù-cristiano. Per il nuovo movimento, Sen scrisse un codice spirituale, il New Samhita, contenente testi e indicazioni riguardo il culto religioso e la vita quotidiana dei fedeli. Mai trascurando il razionale in religione (acquisito tramite i contatti con l’ambiente della Chiesa Unitariana), egli sviluppò tuttavia un vivo misticismo, intrecciando la sobrietà evangelica alla bhakti (devozione) di tipo vishnuita predicata da Caitanya (tradotta nel kirtan, il canto di lode a Dio, che lui e gli apostoli Navavidhan praticavano) e all’idea della Maternità divina. Nel 1882, pronunciò il sermone That Marvelous Mystery – The Trinity”, in cui proponeva di fatto una sintesti teologica tra unitarismo e trinitarismo.
Keshub Chandra Sen fu iniziato all’Ordine Massonico nel 1863, nella Loggia Anchor and Hope di Calcutta. Nel luglio 1870 tenne un celebre discorso per la fondazione di una associazione teistica in Inghilterra alla Freemasons’ Hall di Londra.

                                     Arthur Edward Waite (1857-1942)

Autore di A New Encyclopaedia of Freemasonry (1921), dizionario enciclopedico orientato in senso fenomenologico e spirituale, è stato una delle figure più valide della Massoneria britannica. Già addentro al mondo simbolico, in quanto membro, dal 1891, dell’Hermetic Order of the Golden Dawn (che avrebbe infine abbandonato), fu iniziato all’Arte Muratoria il 19 settembre 1901 nella Loggia “Runymede” (Wraysbury, Buckinghamshire), della quale sarebbe divenuto Maestro Venerabile nel 1910, mostrando però – nelle sue note personali – forti perplessità sulla caratura dei membri dell’Ordine. Cercò allora nei Corpi massonico-cristiani  (ad esempio, il Regime Scozzese Rettificato, i cui gradi ricevette a Ginevra nel novembre del 1903) quote spirituali più elevate. Nel frattempo (1902) aveva aderito anche alla Societas Rosicruciana in Anglia, ma fondò poi nel 1914 una Fellowship of The Rosy Cross, il gruppo neo-rosacrociano più fedele alla Rosa+Croce.
Waite fu illuminato dalla figura e dall’opera di Louis-Claude de Saint- Martin e scrisse una delle più ispirate e corrette sintesi del suo pensiero, The Unknow Philosopher. The Life of Louis-Claude de Saint-Martin and the Substance of His Transcendental Doctrine (1901).
Le ricerche di Waite non trovarono riscontro favorevole negli ambienti della Gran Loggia d’Inghilterra, la sua enciclopedia fu attaccata dalle pagine delle Transactions della Loggia di Ricerca Quatuor Coronati di Londra sulla base di talune imprecisioni storiche, ma egli reagì con la certezza che le critiche erano perlopiù dettate dalla malizia e dalla mediocrità degli interlocutori. Maggior successo egli ebbe presso gli autori massonici degli Stati Uniti.
Nell’ultimo decennio della sua vita, Waite si dedicò alla stesura e alla raccolta dei propri lavori, tra i quali The Secret Tradition of Freemasonry (1937), sostenendo la continuità interiore tra Rosa+Croce e Libera Muratoria come aveva fatto nel saggio Robert Fludd and Freemasonry, pubblicato sulle Transactions della Manchester Association for Masonic Research nel 1921. Morì da massone cristiano.

                                                            

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