Cristo Universale

                                                       

      

                                                     

                                                       LAPIS ANGULARIS

La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra angolare: questa è opera del Signore, meravigliosa ai nostri occhi” (Sal. 118, 22-23)

Fin dalla sua reviviscenza, nel 1992, il Real Ordine degli A.L.A.M. ha dichiarato la propria fedeltà a Cristo, “pietra angolare” della Libera Muratoria.
Lo spirito universale dell’Ordine – che lo porta a cercare e raccogliere quanto di edificante e di luminoso si trova sparso in tutte le vie spirituali dell’uomo, anche le più remote o marginali (facendo come l’asino del libro di Giobbe – 39,8 – che “va in giro per le montagne … in cerca di quanto è verde“) – non comporta né legittima in alcun modo l’abbandono delle origini cristiane.
E se è vero che non c’è uno specifico “cristianesimo massonico”, è altrettanto vero che c’è un modo massonico di intendere il Cristo, un modo costruttivo, aggregante e universalizzante. Da questa idea-forza si riflette una serie di conseguenze:

a) il Libero Muratore, seppur non vincolato ad alcuna opzione dottrinale, sarà indotto ad accogliere quelle interpretazioni del messaggio cristiano che meglio corrispondono all’approccio costruttivo di cui abbiamo detto. Dunque, ad esempio, partendo dall’esegesi dei testi evangelici, egli tenderà all’idea della salvezza universale piuttosto che a quelle della pena eterna o dell’annichilimento, le quali hanno un’evidenza distruttiva opposta allo spirito muratorio, oltre che incongruità con la bontà e la saggezza divine.

b) il Libero Muratore mette in luce quanto raccorda il messaggio del Cristo alle altre dispensazioni spirituali dell’umanità e, in queste, quanto conferma ed estende nuclei germinali di quello: ad esempio, la compassione verso gli ultimi trova un alto compimento in quella verso gli animali e le piante proclamata dal Buddhismo Mahayana, la consapevolezza che Gesù mostra rispetto alla realtà avversa del male nel mondo (ben più marcata di quella della tradizione israelita precedente) può connettersi al “dualismo” mazdeo, ecc.

c) il Libero Muratore, secondo il linguaggio dell’Arte gentile, riconosce nel Cristo il Riparatore (così lo chiamava il confratello L.C. de Saint-Martin) delle lesioni subite dalla creazione di Dio. La Sua Parola, anzi: il Suo incarnare la Parola, taglia le escrescenze, abolisce le separazioni, rigenera le anime morte. Del resto, tutta l’opera di edificazione che il genere umano, nel corso delle epoche, ha compiuto – e di cui l’Arte Muratoria rivela la fisionomia spirituale – non è che un tentativo di riparare, rettificare, ricostruire quanto è stato danneggiato, distorto, distrutto: del resto case, castelli e templi sono altrettante compensazioni, o succedanei, del “paradiso perduto”.


LA CROCE COSMICA

Sulla Croce di Luce, Gesù, vita e salvezza degli uomini, è appeso a ogni albero
(
logion di  Fausto di Milev, vescovo manicheo)

L’unità universale lesa è restaurata dalla Croce di Cristo, in cui sta la riconciliazione; le lacerazioni vengono tratte, avvolte e trasformate dal Divino Amore, che con il suo svolgersi cruciforme, dal cuore-centro, abbraccia la sfera universale. L’intero cosmo è convocato alla Croce, affinché le sue lesioni infette – dalle prime convulsioni siderali fino ai sottili crimini del pensiero odierno – siano ripulite, drenate e guarite. E’ salutare vivere nel segno della Croce, con l’impulso a coinvolgere in quel santo abbraccio le parti separate della natura, dai fiori alle stelle, ai morti: guardando la Luna nel cielo, ad esempio, e rispondendo con un segno della Croce su di sè, sigillo di lode e di anelito alla comune redenzione. Un segno sacro che, partendo dalla singola realtà contemplata o incontrata, includa tutto il campo visivo e ogni oltre. Un segno che al Libero Muratore ricorda pure la convergenza di quattro squadre, inscritte nel Cerchio universale intorno a Centro “dal quale non si può errare”.

                                        “Salve, o Croce! …
Tu sei stata piantata nel mondo per rendere saldo ciò che è instabile
Il tuo capo s’innalza verso il Cielo a indicare il Verbo celeste, capo di tutte le cose
Le tue parti mediane si stendono in fuori, come mani, a destra e a sinistra
per fugare la potenza gelosa e nemica del Maligno
perché tu possa raccogliere nell’unità quelli che sono dispersi ovunque
Il tuo piede è fissato nella terra, conficcato in profondità
perché tu possa sollevare quanti giacciono sotto la terra…
per unirli a quanti sono in Cielo”

(dagli “Atti di Andrea”, II-III sec. d.C)

                                             *                         *                          *

NELLA CASA DELLO SPIRITO SANTO

Quello che accadde in quel tempo in Palestina: il passaggio, le parabole e i moniti, gli atti di guarigione del Riparatore, la sua morte e la sua resurrezione, innestarono nel mondo un impulso infinito verso il Bene, il principio inarrestabile di una reintegrazione che il “vecchio uomo” non poteva neppure sperare.
Quando il Riparatore si recò a Betania per resuscitarvi il fratello di Marta e Maria…. allorché essendo vicino alla tomba disse ad alta voce: Lazzaro, alzati!, è a te, anima umana, che indirizzava la sua parola più che a quel cadavere”  (Louis-Claude de Saint-Martin, Le Nouvel Homme, 13)

In quanto Divino Maestro della Muratoria, Gesù insegnò in primis a sgombrare l’anima dai detriti. La potenza che era in lui, anche nel quadro apparentemente conclusivo della Sua passione e della Sua morte in croce, dunque nella vulnerabilità, destava energie sopite, rigenerava le fibre dell’umanità, apriva mille varchi verso l’Oltre. Come ciò avvenisse era un divino mistero. Dopo la sua morte i discepoli, e i discepoli dei discepoli, si applicarono a tradurre quel carisma, sul quale si differenziarono e si divisero, talora non accorgendosi che si integravano, illuminando ancor meglio quel carisma proprio in virtù dei diversi punti d’osservazione.

Fin dal’inizio vi fu chi (come ebioniti e nazareni) rimarcava l’aspetto profetico e messianico di Gesù, e chi, invece, vedeva l’Oltre manifestato in Lui, cosicché il Maestro prendeva le sembianze di una entità partecipe della Creazione stessa, la forma umana era traslata in quella del Verbo creatore e illuminatore. Valentino e i suoi costruirono una elaborata “storia spirituale del cosmo” intorno a lui, che deve salvare Sophia (la saggezza) decaduta. E poi i temi della grazia: chi, come Agostino, credeva nella impossibilità per l’uomo di accedere al Cielo se non per grazia di Dio, chi come Pelagio era convinto della possibilità – che diventa dovere – di una cooperazione dell’uomo con Dio nel bene. Tante sfumature, una miriade di distinguo, spesso capziosi, ma almeno altrettanto spesso utili a cogliere meglio i molteplici significati sgorgati da quella Presenza. C’era chi – vedendo Dio all’opera in Cristo – identificava questi tout court con Dio, e chi come Ario tendeva a un “Christos-angelos”, non solo in quanto messaggero di Dio, ma come entità intermedia tra uomo e Dio.
E così fu nei secoli, in un un crescendo di “suddivisioni” che si tradussero in persecuzioni e lotte (tra partiti ortodossi e eresie, ma anche tra l’uno e l’altro partito ortodosso, e tra l’una e l’altra “eresia”): tuttavia, è un dato di fatto che nessuna fede nel mondo ha fatto germinare tante diverse visioni – più spesso di quanto si sia voluto ammettere, anche complementari – come quella cristiana, con una ricchezza di riflessioni, immagini, ecc. che è tesoro inestimabile e senza fondo. Le differenze teologiche paiono descrizioni di “facce” del divino: così la idea trinitaria – come modello per la “circolazione” dell’amore e dell’intelletto infra-divini – riempie l’anima di ammirazione e dynamis, quella unitaria, nella sua sobrietà rigorosa, richiama il riflesso dell’assoluto nell’anima. Di fascino impareggiabile è il misterioso archetipo dell’ “unità plurale” (anche rivisitata alla luce di una filosofia dell’esistenza, come avviene in Tillich e in Moltmann), ma sublimi sono anche le parole del teologo unitariano Martineau, nei suoi Essays, sull’Incarnazione universale e sull’ “umanità come organo suscettibile del Divino”
Sì, nello spirito pancristiano che il Real Ordine A.L.A.M. (A.D. 926) ha assunto fin dagli esordi – ancor più spaziante di quello invocato agli inizi del ‘900 dal Libero Muratore Ugo Janni, sacerdote vecchio-cattolico  e poi pastore valdese – tutte le visioni oneste e devote del Cristo sono benvenute. Anche quelle transcristiane: ad esempio mazdeo-cristiane, platonico-cristiane, indù-cristiane, buddishte-cristiane ecc., che dall’antico Manicheismo al Navavidhan, passando attraverso  l’Accademia di Ficino e i “platonici di Cambridge”, sono fiorite nel tempo facendo sì che il granello di senape degli inizi diventasse anche in questo senso un grande albero frondoso che ha accolto innumerevoli forme di vita spirituale centrate nel Cristo-Logos celebrato dall’evangelista Giovanni, a sua volta cantato dai versi sublimi dell’Alighieri:

                                                                                           Questi è colui che giacque sopra’l petto
del nostro pellicano e questi fue
di su la croce al grande officio elett
o” (Par. XXV, 112-114)

Il “grande officio” è, per noi, quello di universalizzare il messaggio di Cristo, sulla scia di quel cristianesimo johannita che padre Hyacinte Loyson (1827-1912), predicatore in Notre-Dame poi uscito dalla Chiesa Romana, vedeva come la dimora dello Spirito.  Ed era proprio questa – la Casa dello Spirito Santo – il luogo ideale in cui i Fratelli della Rosa+Croce dovevano riunirsi nel giorno della Pentecoste, ed è alla costruzione di questa casa dalle mura invisibili quanto indistruttibili che sono votati i confratelli del Real Ordine A.L.A.M.

“Ecco, come è bello è soave che i fratelli siano insieme” (Sal. 133,1) nel tempio universale che Cristo ha inaugurato. L’esultanza fraterna del salmo può essere applicata anche a questa visione.

                   

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