La dottrina virginale del R.O.

“….Now swete Lady pray for me”  (Poema Regius)

E’ nota, storicamente, la centralità della Beata Vergine Maria per l’Arte Muratoria. Nella innografia mariana del primo millennio, del resto, ricorre di frequente l’idea che vi sia analogia tra Maria e il Tempio e tra l’Incarnazione del Cristo e un processo costruttivo. Efrem Siro (IV sec.) chiama la Vergine “tempio santissimo“; nel secolo successivo il Rotolo di Ravenna si rivolge in preghiera a Dio, dicendoGli: “con arte meravigliosa Ti sei costruito una santa dimora nella carne“. Nella liturgia gallicana antica, Maria è “il tempio prezioso che custodì il Signore dei signori”, mentre Esichio di Gerusalemme la descrive come “tempio più vasto del cielo” e “cava da cui fu tratta, senza taglio, la pietra che copre tutta la terra“. Non stupisce, dunque, che le Ghilde dei Muratori, nel Medioevo, adottassero sovente immagini della Madonna nei propri sigilli (tra i più noti, quello degli steinmetzen di Strasburgo, che riproduciamo nella home page di questo blog).
Nel Real Ordine A.L.A.M, in particolare, l’elemento mariano ha informato di sé i lavori massonici fin dal principio. Nel 1992 la Loggia-Madre “Intelletto e Amore”, appena uscita dal GOI, oltre ad introdurre nel proprio rituale le invocazioni mariane del Poema Regius ed il Magnificat,

si dedicò alla lettura e alla meditazione di Sette Lodi Massoniche alla Beata Vergine Maria, poi commentate, nel terzo volume della Nuova Enciclopedia Massonica, dall’attuale MCA. Proprio nell’esegesi ora citata, si ricordava come vi fosse una parentela spirituale tra la Vergine e varie figure sacre della tradizione mazdea, ad esempio Armaiti (arcangelo della somma Devozione) e Daena (angelo della fede), ma anche di altre tradizioni. Nel Real Ordine, dunque, la venerazione della Madre celeste non è confinata a un approccio dottrinale o confessionale specifico (per intenderci, quello cattolico romano, che peraltro ha piena legittimità tra noi, al punto che alcuni confratelli utilizzano nelle proprie devozioni passi dalle omelie In Laudibus Virginis Matris di Bernardo di Chiaravalle e dai brevi trattati mariani di Louis-Marie Grignion de Montfort). Del resto, una delle prime attestazioni di visione mariana si trova nelle “Odi di Salomone” (II sec. d.C.), ritenute da molti studiosi come una raccolta di inni usata in alcune cerchie gnostiche, e molti salmi manichei si concludevano con la dossologia “Vittoria all’anima di Maria”  (riguardo il Manicheismo, si può poi rilevare come vi si trovi anche l’immagine della Vergine di Luce, equivalente alla Daena mazdea, l’una e l’altra essendo archetipi rispondenti alla Maria “fedele” che traluce dal Magnificat).
Ma l’universalità della dottrina virginale del Real Ordine A.L.A.M. si estende  e si riferisce anche ai “precedenti” biblici della qualità spirituale in parola, secondo l’insegnamento ricevuto dal maestro Louis-Claude de Saint-Martin, che nel Nouvel Homme richiama – come matrici del sacro stato di Maria – le arcane “tre Vergini“:

a) lo Spirito di Dio, “Ruach ‘Elohim”, che “covava” sulle acque (Gn. 1, 2)

 

b) Sophia, la Santa Saggezza, che era con Dio all’atto della creazione (Pr. 8, 22-31)

 

c) l’Adamo celeste, di natura androgina (“maschio e femmina lo creò“, Gn. 1,27)

La dottrina virginale propugnata dal Real Ordine A.L.A.M. (A.D. 926) non ha solo carattere teorico. Essa si traduce in testimonianza relativa allo status femminile e alle relazioni uomo-donna: candore, pudore e decoro, rispettivamente derivanti dai valori massonici di Purezza, DiscrezioneMisura, vanno sollecitati in un’epoca sfacciata per l’impurità, l’impudicizia e l’indecenza che i media spargono, con rea insistenza, in un corpo sociale sfilacciato e ormai avviato – in assenza di valide rettifiche – alla decomposizione.

“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre”  (Lc.1, 46-55)

 

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