Dal Graham Ms.

  

IL MS. GRAHAM E LA PAROLA PERDUTA              
                                                                                                                                              Nel secondo foglio del Manoscritto Graham (1726) si trova la gemma più preziosa dell’Arte Muratoria, ovvero la parola sostitutiva di quella perduta (la lingua cosmica). I confratelli di buon cuore dispersi sulla Terra possono riconoscerla e mediante quella riconoscersi. Per i falsi massoni, gli usurpatori, il testo non presenta che foschia. Per gli studiosi vani, privi di “intelletto d’amore”, è solo un puzzle sconnesso.

Nel ms. Graham si narra che Shem, Cham e Japhet cercano attorno alle spoglie del padre Noach

“if they could find anything ffor to Lead them
to the vertuable secret which this femieous preacher had for I hop all will 
allow that all things needful for the new world was in the ark with Noah”

La loro ricerca si “decompone” nella corporeità di Noach, che nella versione del Graham ms. è evidentemente il prototipo di Hiram, talché si può ben ipotizzare che la leggenda hiramica, attestata intorno al 1730 (e accennata nel foglio 3 del ms.), affondi le sue radici nella traditio in questione e perciò a questa debba risalire se si vuole che il grado di Maestro veicoli la virtus massonica. Ma i tre figli tornano dall’impresa in apparenza assurda e fallimentare portando con sé il segreto della Libera Muratoria

“…it is to be beleiven but allso understood that
the vertue did not proceed from what they ffound or how it was called
but from ffaith and prayer…”.

Dopo il greip vano, i figli del Patriarca afferrano una sostanza sottile, il working tool col quale esplorare il mistero della vita. E’ il filo a piombo spirituale, salendo lungo il quale si consegue la trascendenza, e così si saltano gli abissi del diluvio e della storia (per qualche verso, il diluvio è la storia). Così il ms. Graham passa dalla Mesopotamia all’Europa del VI° sec. d.C., precisamente al regno longobardo di Alboino, sotto il quale fa nascere un santo architetto, Bazzaliell, il cui nome in realtà richiama:  a) quello dell’artigiano prescelto da bezalee3Mosè (Es. 31,1) per lavorare i metalli, la pietra e il legno, costruire la tenda dell’assemblea e l’Arca dell’Alleanza (Bezaleel, celebrato da Marc Chagall, v. ill.); b) quello del tredicesimo Vegliante nel Libro di Enoch (Bezaliel, il “danneggiato”, uno degli angeli caduti). In lui converge, secondo il ms., la scienza muratoria: è dunque un percorso di ricostruzione (reintegrazione) quello che viene evocato, e ad esso partecipano i fratelli minori del malefico re Alboino, i quali anelano a essere istruiti nell’Arte, formano con Bazzaliell un triangolo e infine acconsentono a seppellirlo nella valle di Jehosaphath, la valle della resurrezione. Così si compie la reintegrazione della “regalità”, guidata dal sacerdozio spirituale abbinato all’Arte Muratoria
Michele Moramarco, MCA
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...